Christian Goeschel – Mussolini e Hitler, storia di una relazione pericolosa

Lo storico Christian Goeschel, in “Mussolini e Hitler, storia di una relazione pericolosa” (edizioni Laterza), ci mostra l’evoluzione delle vicende italo-tedesche, attraverso il personale rapporto intercorso tra i due dittatori. Il cammino parallelo del fascismo e del nazismo, sino alla tragedia della Seconda guerra mondiale, con tutte le scelte politiche che lo caratterizzarono, viene qui osservato avendo come particolare angolo di visuale i successivi incontri tra il Duce e il Fuhrer.

Tra il 1934 e il 1944 (l’ultima volta a Rastenburg, nella Prussia orientale, appena dopo il fallito attentato ad Hitler del 20 luglio), i due leader si incontrarono in una dozzina di occasioni ed esse, in controluce, rivelano l’inesorabile e progressivo avvicinamento tra Italia e Germania che portò dapprima all’asse Roma-Berlino e poi nel maggio 1939 alla stipula del Patto d’acciaio. Un’alleanza non soltanto a carattere difensivo, come di solito accade in questi casi, ma un vero e proprio impegno a sostenere l’altro contraente anche nell’eventualità di una guerra di aggressione. Un implacabile meccanismo che per l’Italia si rivelò, sin da subito, una trappola esiziale.

In questo fatale legame, che condusse il nostro Paese alla distruzione e alla rovina, ebbe un peso decisivo proprio il rapporto personale che si era costruito tra Hitler e Mussolini. Un qualcosa che, in realtà, non fu mai una vera amicizia e neppure una relazione basata sulla reciproca fiducia ma che assunse le forme di una sorta di complicità tra i due dittatori che in quel momento avevano in mano i destini dei loro rispettivi Paesi. Essi, scavalcando i tradizionali canali diplomatici, sprezzamente ritenuti un ammuffito retaggio demoplutocratico, diedero vita ad un’intesa fondata, prima ancora che sull’affinità ideologica, sulla convinzione, quasi messianica, che Italia e Germania fossero chiamate alla storica ed ineluttabile missione di spezzare per sempre gli equilibri usciti dagli accordi di Versailles, dopo la Prima guerra mondiale. Anche a costo, come in effetti fu, di scatenare un nuovo conflitto europeo.

Il rapporto tra Hitler e Mussolini conobbe fasi molto diverse. All’inizio era il Duce a dominare la scena, mentre il futuro leader nazista, ancora lontano dal potere, manifestava una forte ammirazione per il regime fascista e il suo capo. Un’attenzione che quest’ultimo viveva quasi con fastidio, ritenendosi incomparabilmente superiore a quello che, all’epoca, altro non era che un estremista senza nè arte nè parte. Poi, con l’ascesa hitleriana alla Cancelleria, nel gennaio 1933, le cose cambiarono rapidamente. Nel volgere di pochi anni il Duce legò sempre più l’Italia fascista al carro del nazismo, trascinando il Paese in un conflitto al quale era del tutto impreparato. A partire da quel momento Mussolini divenne poco più che un subalterno di Hitler con l’Italia sempre più tragicamente legata al destino della Germania. Sino alla catastrofe finale.

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