Fca-Psa, rappresentanti dei lavoratori nel Cda: una svolta da non trascurare

Il mondo dell’automobile è uno dei più complessi. Lo è dal punto di vista progettuale, tecnologico ed organizzativo. Richiede enormi investimenti e oggi, di fronte alla grande, avvincente e quanto mai necessaria sfida dell’auto elettrica e del veicolo autonomo di denari ce ne vogliono a bizzeffe. Per questo servono delle sinergie tra i diversi costruttori, per realizzare quelle indispensabili economie di scale, divenute ormai vitali per la loro stessa sopravvivenza. Non si può quindi che fare un plauso alla recente alleanza tra il gruppo Fca (Fiat e Chrysler automobiles) e la francese Psa (Peugeot), in un’ottica euroamericana per far fronte alle impellenti esigenze di un mercato sempre più competitivo..

Da quello che se ne sa nascerà un gruppo in grado di produrre 8 milioni di automobili all’anno, collocandosi in terza posizione tra i costruttori mondiali. Le due case hanno due produzioni che, in larga parte, si possono definire complementari. Fca da tempo è forte soprattutto sul mercato americano con Suv e fuoristrada, nonché con un’ampia gamma nel segmento di lusso, mentre Psa è invece solida in Europa con modelli del segmento medio-bassi, molto competitivi rispetto ad altre case automobilistiche del vecchio continente. Riguardo all’auto elettrica i francesi di Psa sono più avanti di Fca che solo negli ultimi tempi ha mostrato un vero interesse per questa filiera tecnologica. E lo stesso può dirsi per gli apparati senza guidatore. Molte, dunque, le possibili sinergie a partire da una ricerca svolta in comune, da comuni piattaforme per i veicoli e più in generale da una progettazione che potrà avvalersi delle rispettive competenze e professionalità.

Una svolta dunque importante per il settore automobilistico italiano dove Fca rappresenta, seppur con dimensioni assai più ridotte che in passato, la più grande azienda privata del nostro Paese. Di certo occorrerà verificare con la massima attenzione le ricadute occupazionali, anche in relazione alla variegata catena dei fornitori della componentistica che ruota attorno alla casa madre. Sarà un banco di prova anche per il Governo chiamato a confrontarsi con quello francese notoriamente molto interventista in ambito industriale e in particolare nei comparti ritenuti strategici. L’intesa franco-italiana (ammesso che Fca possa ancora ritenersi italiana), con la prospettiva dell’auto elettrica dovrebbe spingere il nostro esecutivo a mettere finalmente in campo un piano per la realizzazione di una grande rete di ricarica delle batterie dei veicoli. Intendiamoci, nessuno immagina che sia lo Stato a realizzare queste infrastrutture ma certo dovrà favorire l’impegno dei privati con una serie di mirate agevolazioni fiscali

Grande novità è infine la presenza di due rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di amministrazione. Un fatto inedito per l’universo Fca, di derivazione Fiat tradizionalmente sempre restio verso qualsiasi logica partecipativa. Sulla carta un’innovazione estremamente positiva, in grado di introdurre anche nel nostro Paese una diversa cultura del mondo del lavoro, con un ruolo più attivo dei lavoratori anche nella definizione delle strategie aziendali. Logiche ben conosciute in Germania con quella cogestione che, da decenni, consente efficaci modalità di governo delle grandi imprese, senza eccessivi conflitti. Qualcosa che è giunto il momento di cominciare ad introdurre anche a casa nostra.

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