Autunno ’69, una data che fa storia.

Recentemente la Fondazione Carlo Donat-Cattin ha organizzato un convegno di grande interesse a Torino presso il Polo del ‘900. Ovvero, una rilettura critica e non solo apologetica di una trattativa – ormai storica – che ha cambiato definitivamente la legislazione nel mondo del lavoro, che ha introdotto principi costituzionali sino a poco prima in larga parte sconosciuti nel mondo delle fabbriche, e che ha fatto del Ministero del Lavoro un centro nevralgico delle politiche sociali ed economiche nel nostro paese e che, soprattutto, ha evidenziato il ruolo decisivo e fondamentale del Ministro dell’epoca, Carlo Donat-Cattin nel condurre e portare a termine una trattativa che è rientrata a pieno titolo nella storia democratica e riformista del nostro paese. Un passaggio che ha modificato in profondità il capitolo delle relazioni sociali nel sistema politico italiano. Un convegno, però, che ha avuto la sua punta di diamante quando è stato trasmesso un lungo filmato dell’epoca, tratto dalle teche della Rai, dove si poteva osservare, in un rigido bianco e nero, la conduzione della trattativa tra le parti al Ministero del Lavoro. Oltre ad un dibattito in uno studio televisivo, e di raro interesse, condotto dall’allora giovanile Piero Ottone con alcuni leader politici, sindacali ed imprenditoriali dell’epoca. Un documentario dove si poteva osservare le lotte sindacali del 1969: i comizi, gli scontri con gli imprenditori, le rivendicazioni salariali, i rapporti di forza, le occupazioni di fabbriche e scuole che permisero negli anni successivi di ottenere conquiste sociali di rilievo. E proprio Carlo Donat-Cattin fu tra i protagonisti della mediazione che portò alla firma del contratto dei metalmeccanici. Un ruolo politico che fu sintetizzato con la felice espressione che, dopo l’accordo raggiunto dalle parti sociali per il varo del contratto che contribuì a rasserenare, almeno in parte, un clima sociale e politico infuocato che si era creato nel paese e nelle piazze, di avere un “Ministro dei lavoratori” e non più un semplice “Ministro del Lavoro”. Comunque sia, la trattativa e l’accordo tra i sindacati e le rappresentanze dei datori di lavoro grazie alla mediazione politica decisiva del Ministro Donat-Cattin conferma anche la natura e il profilo riformista della Democrazia Cristiana – o almeno di una sua area interna che ha trovato però la tacita o convinta adesione di tutto il partito – e, soprattutto, la capacità della politica di imporsi di fronte alle rivendicazioni, a volte anche violente ed aggressive, che salivano dalla società italiana. Certo, Donat-Cattin era un politico e uno statista. Come molti altri leader e statisti democratici cristiani. Ma quella lezione di democrazia e di cultura democratica, sociale e costituzionale continua, tutt’oggi, ad avere una bruciante attualità. Soprattutto quando ci troviamo di fronte a vertenze come quella dell’Ilva di Taranto. Ecco perché, a cinquant’anni giusti di distanza, l’autunno caldo del 1969 continua ad insegnarci molte cose. Si tratta solo di capire se si ha ancora la volontà di rileggere e di ascoltare quel passato.

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