Gran Bretagna: l’ora di Boris Johnson

Cambio della guardia nel governo britannico. Al posto di Theresa May a Downing street entra Boris Johnson. Entrambi del partito conservatore, entrambi senza passare dalle urne: mai in Gran Bretagna era accaduto che vi fossero due premier consecutivi non scelti dal voto dei cittadini.

Punto decisivo del programma del neo premier, euroscettico ad oltranza, è la Brexit, conseguendo l’esito che la May ha tentato inutilmente di raggiungere nei suoi mille giorni di governo. A tre anni, infatti, dal referendum che vide i britannici puntare sull’uscita dall’Unione, l’abbandono delle strutture comunitarie si sta rivelando più complicato del previsto. Dall’Europa è difficile uscirne, forse persino più che entrarvi. Le trattative sinora intavolate non hanno condotto al risultato voluto che sarebbe dovuto culminare con un accordo con Bruxelles per chiudere al meglio tutte le partite politiche, economiche e commerciali. L’intesa c’è stata ma non ha poi superato l’indispensabile voto del Parlamento britannico: ben tre volte la May ha presentato un piano alla Camera dei comuni ed altrettante volte è stato bocciato.

Adesso si ricomincia, ma l’Unione non è più disposta a riaprire le discussioni e dunque, salvo sorprese (in politica mai dire mai), il prossimo 31 ottobre si materializzerà la Brexit. E si uscirà comunque, accordo o meno, ha detto Johnson convinto assertore della tesi che la Gran Bretagna possa in ogni caso fare a meno dell’Unione. Il problema è che, l’uscita ad ogni costo rischia, per l’appunto, di costare molto cara ai britannici. Alcune stime prevedono una discesa del Pil di cinque punti e un conseguente aumento della disoccupazione.

Molte società che operano con Londra in quanto Paese dell’Unione europea, saranno indotte a lasciare l’isola nel momento in cui questa non sarà più sotto l’ombrello europeo. Ed è questo ombrello, troppo facilmente disprezzato dai brexiters, a conferire alla Gran Bretagna il ruolo di porta privilegiata su un mercato sovranazionale che, con Londra fuori dall’Unione, sarebbe irrimediabilmente chiusa. Johnson però non pare curarsi di questi aspetti ed intende tirare diritto verso la Brexit, promettendo nel contempo una cospicua riduzione delle tasse e un robusto aumento degli investimenti. Come riuscirà a contemperare le due cose senza mettere a repentaglio il bilancio pubblico non è dato di saperlo, o forse non lo sa neppure lui. Per ora il neo premier fa sfoggio di una demagogia del tutto estranea al classico filone del conservatorismo inglese. Non a caso il partito è spaccato come non mai. La frangia filoeuropea contesta la leadership di Johnson che in Parlamento dispone di una risicata maggioranza. Dal canto loro, i laburisti sono in presa ad analoghe convulsioni, avendo mandato in soffitta con l’attuale leader, Jeremy Corbyn, dell’ala più massimalista, il tradizionale europeismo di Tony Blair e, ancor prima, di Harold Wilson. Schierati con l’Unione senza se e senza ma, sono invece i liberali che puntano ad un secondo referendum.

In ogni modo Johnson, ieri ha ricevuto formale incarico dalla Regina. Per Elisabetta è il quattordicesimo premier, di una serie aperta nientemeno che con Winston Churchill nel lontano 1952, in un periodico alternarsi tra laburisti e conservatori, con una lieve preminenza di questi ultimi. Il fatto che Johnson non sia passato attraverso una prova elettorale rischia di indebolirne l’azione e rendere ancora più intricato il percorso verso la Brexit. Forse proprio questa confusione potrebbe anche consentire di rimettere tutto in gioco, magari all’ultimo minuto, con un’iniziativa congiunta tra liberali e filoeuropei laburisti e conservatori. L’augurio è che, alla fine, Londra resti nell’Unione, perché in fondo è meglio condividere la guida del vecchio continente con Francia, Italia e Germania, piuttosto che ritagliarsi un ruolo di ancella degli Stati Uniti, illudendosi di giocare alla grande potenza.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.