Unione europea, adesso si comincia

Con l’elezione di David Sassoli alla presidenza dell’europarlamento si è completato il rinnovo delle cariche europee per la nuova legislatura. Le altre nomine erano state fatte in precedenza e dunque, salvo un voto contrario del Parlamento di Strasburgo. Vedremo all’opera, la democristiana Ursula von der Leyen, ex ministra della Difesa tedesca, alla Commissione; il liberale Charles Michel, ex premier belga, al Consiglio europeo; il socialista spagnolo Josep Borrell, già presidente del Parlamento europeo dal 2004 al 2007, diviene Alto rappresentante della politica estera. Alla Bce approda infine, dal prossimo 1°novembre, la liberale francese Christine Lagarde, ex ministro dell’Economia con Nicolas Sarkozy e fino a pochi giorni fa presidente del Fondo monetario.

Di certo, dopo il pienone della scorsa legislatura: Antonio Tajani al Parlamento europeo, Federica Mogherini alla politica estera, con l’aggiunta di Mario Draghi alla Bce, era impensabile, per una logica rotazione degli incarichi tra i diversi Paesi, confermare una simile presenza. Affermare il contrario, come sembrano fare Pd e Forza Italia, significa solo dar vita a beghe di politica interna che nulla hanno a che fare con le faccende europee.

Cosa dire invece dei nuovi nomi? Si tratta, in tutta evidenza, di esponenti di notevole prestigio a cominciare dalla von der Leyen che è stata, nel governo tedesco, un’eccellente ministro della Famiglia (del resto avendo sette figli gli era ben chiaro cosa servisse in materia) e un’altrettanto valida titolare della Difesa. Rappresenta l’anima sociale della Cdu e non a caso propone un salario minimo per ogni Paese dell’Unione. Un forte accento liberista caratterizza invece la Lagarde e c’è da chiedersi se la Bce possa venir guidata con gli stessi criteri del Fondo monetario.

E’ ancora presto, allo stato attuale, fare un pronostico sul modo con cui la Commissione e la Bce si indirizzeranno in futuro. C’è però da evidenziare una più marcata presenza dell’asse franco-tedesco al vertice delle istituzioni europee. E sotto questo profilo è particolarmente significativa la volontà della Germania di assumersi in prima persona il compito del governo dell’Unione. Forse potrebbe essere anche la vigilia di una correzione di rotta rispetto alla linea di austerità che ha segnato questi ultimi venti anni, pur con qualche lieve, ma ancora insufficiente, attenuazione durante l’era Juncker.

Una svolta è possibile o, meglio, necessaria perchè l’Europa di oggi, per come è organizzata, è chiaramente incapace di far fronte alle sfide economiche e sociali che gli stanno davanti. Lo si vede con l’ambiente, dinanzi alla colossale, ma indispensabile, partita della decarbonizzazione; lo si nota, ancor di più, con l’immigrazione: due questioni, entrambe, che possono essere, non diciamo risolte, ma almeno affrontate solo in ambito sovranazionale.

E’ dunque ipotizzabile che l’asse franco-tedesco, cui si sta accompagnando come terza forza, la Spagna di Pedro Sanchez (non a caso Borrell ha ottenuto un posto importante), si muova verso una più forte integrazione. Sul tavolo le proposte non mancano, come mostra l’agenda elaborata dal presidente francese, Emmanuel Macron. Insomma questa legislatura, che quasi certamente si aprirà con la Brexit, (prevista salvo sorprese per il 31 ottobre) potrebbe essere quella del salto di qualità europeista. In questo scenario, vediamo per ora l’Italia latitare, persa nelle nebbie sovraniste, illudendosi che l’Ungheria di Viktor Orban o la Polonia di Mateusz Morawiecki possano essere dei buoni compagni di viaggio.

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